Estate 1978, giornale non indicato, articoli firmati l. v. I nomi dei dischi e dei gruppi sono scritti come sul giornale.
Cosa si balla
Night Fever e le altre canzoni della Febbre del sabato sera, il film che ha inaugurato la
«johntravoltamania», sono ormai preistoria. I fans (contrazione dell'inglese fanatic, quindi i fanatici)
vivono nella attesa trepidante e febbrile dei prossimi disco-film: con Grease, il bis di John Travolta,
Grazie a Dio, è venerdì con Donna Summer e Sergeant Pepper's, che avrà i Bee Gees per protagonisti,
si ballerà tutto l'autunno e, a Dio piacendo, anche un pezzo d'inverno. Ma intanto, quest'estate, quali sono i
titoli preferiti?
Ogni disc-jockey ha il suo programma, che dipende non soltanto dai suoi gusti e dalle sue possibilità di
accaparrarsi le novità del mercato americano, ma anche dal tipo di discoteca in cui lavora, dal tipo di pubblico
che ha. Ci sono posti in cui la gente balla qualsiasi cosa, ma sono i posti peggiori, ultimi nella graduatoria.
Tom Savarese (che vende «pizze» registrate di tre ore e mixate da lui a 200 dollari) ha una ricetta. Eccola:
I Love America di Patrick Juvet; Hot Shot di Karen Young; Poinciana di Gato Barbieri;
L.O.V.E. di Demis Roussos; You Got Me Humming di Lenny William; Over and Over di Charles
Farland; Musique l'ultimo longplaying dei Keep on jumping; Only You di Teddy Pendergrass;
You Make Me Feel e Dance di Sylvester; Dont Let Go di Tony Orlando; Shame di Evelyn
«Champagne» King; Think It Over di Cissy Huston; Erotic Drum Band un disco-mix a 45 giri tutto
percussione e batteria; Music Fever di Michael Zager e One Night Affair di Samona Cook.
È una scelta, discutibile come tutte. Che ne dice Micky? «Non riesco a capire. Music Fever non si mette
più da mesi, Shame poi è stravecchio, io l'ho tolto a febbraio. Only You non è niente di
eccezionale, Poinciana e L.O.V.E. c'entrano assai poco con la disco-music. E poi ancora...».
Un programma da buttare? «No, ci sono cose che non si discutono, come You Got Me Humming, e altre che
entrano anche nella mia scelta». Qual è? Vediamola: Miss You dei Rolling Stones; You Make Me Feel
e Dance di Sylvester; Victim di Candy Statton; Funky Punk di Dillinger; Dont Let Go
di Tony Orlando; Street Man dei Brooklyn Dreams; Hot Shot di Karen Young; Dedeie Dick della
C.I. Co.; Think It Over di Cissy Huston; Do or Die di Grace Jones; In the Bush dei Keep on
jumping; Boogie Fund dei Solar Flale; Disco-scene dei Lake Shore Drive e Let's Start to
Dance di Bohannon.
Così si balla al «Ciak» di Bologna. A proposito, è possibile una classifica delle discoteche? Forse, ma si
rischiano tremende vendette. Meglio dare qualche indicazione, così come è stata raccolta in giro. Allora:
«La baia degli angeli» a Gabicce Mare, il «New Jimmy» a Riccione, «Le Mouche» e il «Si o si» a Milano, il
«Picchio rosso» a Formigine, il «Full up» a Firenze, lo «Snoopy» a Modena. Fatti salvi gli errori e le
omissioni, naturalmente.
Vita da «disc»
«I primi giorni mi guardavano come se fossi sceso dall'astronave di Incontri ravvicinati. Adesso va
meglio, anche se mi è rimasta appiccicata addosso l'impressione di essere uno strano animale». Per Tom
Savarese, 34 anni, in testa alle classifiche dei disc-jockey americani nel '75 e nel '76 (lo scorso anno l'hanno
messo fuori-concorso), ingaggiato fino alla fine di agosto dalla discoteca «La Pineta» di Milano Marittima, lo
sbarco in Italia è stato sorprendente.
Abituato al pubblico delle discoteche newyorkesi (il «54» e il «Paradise Garage», il «Flamingo» e il «New York
New York», i templi da cui la disco-music è rimbalzata in tutto il mondo), Savarese si è trovato a disagio
quando una siepe di persone ha stretto d'assedio il suo box di lavoro. Erano lì a spiare ogni movimento, a
cercare di cogliere qualche diabolico trucco nell'arte del missaggio, la tecnica che consente di cambiare disco
senza perdere il tempo della musica.
Una scappata a Milano Marittima l'ha fatta anche Micky, disc-jockey al «Ciak» di Bologna, laureato in gennaio
«numero uno» in Europa. «Ed è stata una mezza delusione: un programma con dischi vecchi, missaggio banale. Se il
mito è tutto lì, ne conosco almeno cinque in Italia che gli danno la birra lavorando anche con soltanto la
sinistra». In ogni caso, anche se non ha fatto delirare quelli dell'ambiente, Savarese è servito per rinverdire
l'ormai appassito mito dell'uomo dei dischi.
Il disc-jockey, raccontano, è quello che fa la fortuna di un locale, se è bravo. A Micky un locale di Milano ha
offerto 2 milioni e mezzo al mese, ma lui ha rifiutato: «Al "Ciak" prendo una cosa da ridere, un quinto di
quello che mi hanno offerto, eppure per il momento resto là dove sono. Perché? Chi me lo fa fare? I ragazzi. Li
ho tirati su io, musicalmente. Adesso è un ambiente fantastico, impagabile: gente che viene da lontano per
sentire la "mia" musica, e ballarla».
Come il burattinaio che muove i fili dei pupazzi, il disc-jockey è l'anima invisibile di una discoteca. Ma, per
chi ci va a ballare, anche qualcosa in più. «Vengono a chiedere di tutto, compresa la roba per farsi uno
spinello. Il disc, io, noi, siamo un punto di riferimento. A lui si guarda come a uno che ha vissuto, che ha
fatto tutto», dice Leo, che lavora al «Picchio rosso» di Formigine, dalle parti di Modena.
Però sempre meno. L'inflazione delle radio libere ha tolto alla figura del disc-jockey molto fascino, molto
mistero. «Il fatto è che il disc non si è amministrato bene», continua Leo. Che vuoi dire? «Che c'è stato un
periodo, tre-quattro anni fa, in cui ti facevi tutte le donne che volevi, bastava un gesto. Così il disc ha
fatto la puttana, andava con tutti e si è consumato. Era inevitabile del resto: ormai le novità non durano
neppure una serata, figurati anni».