Miki al Ciak

Il castello della Barca

Tra Ottocento e Novecento, alla Barca, nella campagna a ovest di Bologna, c'era la villa di villeggiatura di una famiglia nobile bolognese: la chiamavano il Bel Castello, e già allora era un luogo di ritrovo. La strada prese il nome di via della Filanda per l'opificio che c'era lì vicino. Dopo le guerre la villa restò vuota, poi diventò una balera. 5 6

Dal 1973 sulla pista si alternano orchestre e dj; da aprile del 1974 ci sono solo i dj, e il locale diventa la discoteca Ciak, al numero 22. Il nome lo scelgono due dei cinque soci, che avevano una catena di cinema. Dentro ci stavano millecinquecento persone, d'estate quattromila nel parco. C'era uno schermo di sette metri e la consolle stava in alto, a quattro metri da terra, in una cabina grande come due stanze. 5 7

Mandrillo e Miki

Il primo dj è Mandrillo, Giancarlo Mandrioli, ex batterista dei Sagittari, che poi diventerà una delle voci più conosciute delle radio bolognesi. Nel 1974 arriva ad aiutarlo Michele Giuliano. Per tutti è Miki. A maggio del 1975 Miki comincia a suonare da solo, e da lì il modo di fare il dj in Italia cambia. 1 3 5 7

Fino ad allora il disc jockey metteva un disco dopo l'altro e parlava al microfono. Miki toglie lo speaker e toglie i lenti. Mixa per ore senza fermarsi, fondendo due dischi finché non si capisce più dove finisce uno e comincia l'altro. Usa i giradischi come uno strumento. I "dischi d'importazione", le novità americane di funk e disco, gli arrivano grazie ad amici oltreoceano, mesi e a volte anni prima che li suonino gli altri. 1 7 8

Nell'estate del 1977 porta al Ciak, a fare il dj, un giovane Vasco Rossi, che da lui impara moltissimo. Nel 1978 Miki e il Ciak vengono premiati come miglior dj e miglior discoteca d'Europa. Ogni fine settimana migliaia di ragazzi arrivano in via della Filanda come in pellegrinaggio, e questo prima ancora che esplodesse la Riviera. 1 7

Le notti al Ciak

Si cominciava alle dieci di sera e si finiva all'una e mezza: tre ore e mezza di musica senza pause. Chi voleva la sigla d'apertura arrivava alle nove e mezza. Per anni il cavallo di battaglia fu Incantations di Mike Oldfield. Tra la fine del 1979 e l'inizio del 1980 arrivò Riding Free dei Mark-Almond, che partiva col volume alzato di colpo e faceva saltare la gente dallo spavento. 8

Marco Farì, che ci andava con gli amici dal 1978, ricorda la consolle lassù, irraggiungibile, da dove Miki teneva d'occhio tutta la pista. Mixava senza monitor, solo in cuffia, nonostante il rimbombo della cabina. Vederlo da vicino era come avere l'autografo di una celebrità, così ci si metteva a bordo pista, di fronte a lui, per sentire i mixaggi. Le scalette le preparava con mesi d'anticipo e le ripeteva per sere e sere, aggiungendo ogni tanto una novità e ripescando pezzi di due o tre anni prima. Nel 1979 mixò per l'Atlantic un medley dei Trammps. Al Ciak le cubiste non c'erano. 8

Alessandro, che veniva da Carpi, ricorda la sua ombra muoversi furtiva a cercare il vinile successivo, i suoi silenzi e il fatto che non parlava mai sui dischi. Per lui il Ciak era soprattutto un locale d'inverno: luci basse, musica alta, fumo, e la botta di freddo quando uscivi in camicia a prendere una boccata d'aria. 8

Nei primi anni Ottanta, quando la disco cominciava a stancare, verso mezzanotte Miki attaccava una scaletta rock e poi la new wave, con gli stessi stacchi e gli stessi mixaggi. Al Ciak sembrava impossibile, e invece la pista impazziva. Davanti al locale, nelle serate buone, c'erano Ciao, Vespe e macchine con gli adesivi di Marilyn, e tanti ragazzi che non avevano i soldi per entrare si fermavano al giardino solo per sentire qualche disco. Dopo, il panino dall'Unto. 8

Sul giornale, estate 1978

Nell'estate del 1978 un giornale chiede a Micky, «disc-jockey al Ciak di Bologna, laureato in gennaio numero uno in Europa», cosa ne pensa della scaletta di Tom Savarese, il dj americano più famoso del momento, ingaggiato per l'estate alla Pineta di Milano Marittima. Miki non ha peli sulla lingua: «Music Fever non si mette più da mesi, Shame poi è stravecchio, io l'ho tolto a febbraio». Va anche a sentirlo: «È stata una mezza delusione: un programma con dischi vecchi, missaggio banale. Se il mito è tutto lì, ne conosco almeno cinque in Italia che gli danno la birra lavorando anche con soltanto la sinistra». 10

Quell'estate al Ciak si ballavano Miss You dei Rolling Stones, You Make Me Feel e Dance di Sylvester, Victim di Candi Staton, Funky Punk di Dillinger, Street Man dei Brooklyn Dreams, Hot Shot di Karen Young, Do or Die di Grace Jones, Let's Start to Dance di Bohannon. 10

Un locale di Milano gli aveva offerto due milioni e mezzo al mese, e lui aveva detto di no: «Al Ciak prendo una cosa da ridere, un quinto di quello che mi hanno offerto, eppure per il momento resto là dove sono. Perché? Chi me lo fa fare? I ragazzi. Li ho tirati su io, musicalmente. Adesso è un ambiente fantastico, impagabile: gente che viene da lontano per sentire la "mia" musica, e ballarla». 10

L'incendio

Una notte del 26 giugno un incendio distrusse il Ciak e con lui settemila dischi. Per giorni centinaia di ragazzi passarono davanti alle macerie, muti, e qualcuno si portò a casa un pezzo di vinile bruciato come ricordo. Il locale riaprì il giorno di Natale del 1981. Chi c'era racconta che non era più la stessa cosa: erano cambiati i look e la musica. Ma Miki riuscì a far ballare anche la gente nuova, e negli anni 1982, 1983 e 1984 il Ciak era ancora pieno, con le macchine parcheggiate fin sull'Asse attrezzato. 8

Sull'anno dell'incendio i ricordi non sono sicuri. Marco Farì lo mette nel 1980, ma tra queste cassette ci sono serate al Ciak del luglio 1980 e della primavera del 1981, e l'ultima prima di un lungo silenzio è del 13 giugno 1981. Se qualcuno se lo ricorda, ce lo dica.

Dopo

Con l'arrivo della house, a metà anni Ottanta, molti dei ragazzi di allora smettono di andarci. Secondo i giornali Miki smette nel 1990, per motivi di famiglia; secondo Marco Farì resta in consolle fino al 1988. Con lui finisce il Ciak di quegli anni. Il locale va avanti con il nome di Madison fino ai primi anni Duemila, e dal 2015 la vecchia pista è l'atelier di moda e design Filanda 22. 1 5 6 8

Miki era una persona schiva: in seguito rifiutò tante offerte di tornare dietro i giradischi. Nel 2019 lasciò che Maurizio Gubellini organizzasse al Giostrà una serata in omaggio al Ciak, ma non si presentò. Negli ultimi mesi teneva uno spazio settimanale su Radio Polvere di Stelle. 1 3

Miki se n'è andato il 13 agosto 2022, a 74 anni, portato via in poche settimane da una malattia. Chi lo ricorda parla della BMW bianca, delle Marlboro, dei Ray-Ban verdi. E delle notti al Ciak. 2 3 4

Le cassette

Queste sono le cassettine che Miki registrava delle sue serate per gli amici. Le teneva in un borsone e più tardi le ha ripulite. Sono arrivate a noi da un suo amico, che le ha passate a un collega.

Vanno dal 1975 al 1985. Ogni file è un lato di nastro, circa tre quarti d'ora, con il fruscio di allora. In qualche serata c'è la sigla d'apertura: Stratus nel 1975, Another Brick in the Wall nell'estate del 1979. Una viene da un'altra pista, la Luna di Roma, a dicembre del 1980. Quasi tutte non si trovano da nessun'altra parte: solo tre sono anche sul canale YouTube di Cinzia T., che ha pubblicato una trentina di altre serate. 9

Fonti

  1. Il Resto del Carlino, Addio a dj Miki, re del giradischi (agosto 2022)
  2. Il Resto del Carlino, È morto Miki del Ciak (13 agosto 2022)
  3. Sky TG24, Morto Miki del Ciak (13 agosto 2022)
  4. BolognaToday, Addio a Miki del Ciak (agosto 2022)
  5. Biblioteca Salaborsa, Bologna Online, La discoteca Ciak
  6. Artribune, Filanda22 nell'ex discoteca Ciak (luglio 2015)
  7. Grooveathon, Dj Miki e il Ciak di Bologna (1974-1990) (2009)
  8. Discoteche Afro, Racconti Ciak: i ricordi di Marco Farì e di Alessandro da Carpi (copia d'archivio del 2013)
  9. Cinzia T., canale YouTube con le serate di Miki
  10. Cosa si balla e Vita da «disc», due articoli firmati l. v., estate 1978: i ritagli e la trascrizione nella pagina delle foto